Un paese di vecchi merletti

Siccome il calcio è lo specchio del paese, il paese non poteva risparmiarsi di specchiarsi nella morale del giorno dopo di Cesare Prandelli, il quale ha dichiarato che “siamo un paese vecchio, con idee vecchie”. E fin qui, come dargli torto? “Noi invece (nel senso della Nazionale, ndr) abbiamo avuto il coraggio di cambiare”. E qui, lo spread della ragione cala vistosamente. E’ stato infatti il medesimo commissario tecnico ad ammettere, nello stesso giro di frase: “Avrei dovuto dimostrare più coraggio, ma sarebbe stato un mancare di rispetto verso chi ci ha condotto fino alla finale”. Leggi Ossessiva come un bolero e imbattibile. Questa Spagna è un’altra musica di Lanfranco Pace - Leggi Che palle la retorica del grazie lo stesso di Jack O'Malley - Leggi Vicente del Bosque, come essere "vertical" restando un "hombre normal" di Francesco Caremani
3 AGO 20
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Siccome il calcio è lo specchio del paese, il paese non poteva risparmiarsi di specchiarsi nella morale del giorno dopo di Cesare Prandelli, il quale ha dichiarato che “siamo un paese vecchio, con idee vecchie”. E fin qui, come dargli torto? “Noi invece (nel senso della Nazionale, ndr) abbiamo avuto il coraggio di cambiare”. E qui, lo spread della ragione cala vistosamente. E’ stato infatti il medesimo commissario tecnico ad ammettere, nello stesso giro di frase: “Avrei dovuto dimostrare più coraggio, ma sarebbe stato un mancare di rispetto verso chi ci ha condotto fino alla finale”. Ma il rispetto per le fedeltà, il dovere della riconoscenza al di là dei diritti del merito non sono forse proprio le stigma del paese vecchio?
Passi comunque per Prandelli, che non è un sociologo né un opinionista, ed è inoltre persona sincera. La verità è che il paese vecchio, nel suo specchio calcistico, ci si specchia eccome. Ci si è specchiato prima (della batosta finale) con la retorica consueta e farlocca del paese unito nel riscatto. Poi è prontamente tornato a specchiarsi nelle meschinerie forcaiole di chi non ha trovato di meglio di tifare contro la propria squadra, non per la sana cattiveria di Franti ma per la insana presunzione di essere cittadini di un altro pianeta. Così per Grillo “hanno vinto i giornalai e le istituzioni che hanno usato il calcio per nascondere il nostro cratere morale ed economico”, mentre Travaglio temeva la vittoria più di un insabbiamento, mentre “nessuna vittoria all’Europeo può cancellare lo scandalo”. I vecchi merletti, quell’irrefrenabile pulsione ad ammazzare il prossimo, ma per il suo bene. Che Prandelli ci pensasse o no, è questo il paese più vecchio da cui fatichiamo a staccarci. Né aiuteranno le continue retoriche nuoviste. In prima pagina, Paolo Nori racconta con disincanto il “nuovo soggetto politico” di Paul Ginsborg, notando perfido quanto sia più vecchio della Russia del ’700, dove “tutto quello che era nuovo veniva considerato bello, tutto quello che era vecchio veniva considerato brutto, e “ricordare significava essere ignoranti, dimenticare significava essere istruiti”. Ha ragione il ct, siamo un paese di vecchi.